RELAZIONE AL PROGETTO
“SOSTEGNO ALLA ZOOTECNIA MAASAI IN TANZANIA”
Soggetto proponente: Associazione di volontariato Forafrica
Referente del progetto: Giuseppe Pietracito Presidente dell’Associazione
interprovinciale degli allevatori di Firenze e Prato
Introduzione
I Tanzaniani fanno risalire le loro origini ad una serie di migrazioni recenti intorno 10° secolo a.c.
Popolazioni Bantù, provenienti dal delta del Niger, attraversarono il Camerun e lo Zaire (oggi Congo), essi raggiunsero il settore occidentale del continente verso il primo secolo a.c. Portarono conoscenze soprattutto in agricoltura e metallurgia (ferro e acciaio) e inglobarono le popolazioni locali, Koishan e Cuscitici che vivevano nella zona. Ci furono molte altre ondate migratorie fino al 1700 d.c., provenienti dal Sudan meridionale, la maggior parte di questi gruppi erano di ceppo nilotico. I loro discendenti sono le tribù dei Maasai che scelsero le regioni meno fertili del centro nord, ma con lo spazio sufficiente a praticare la pastorizia.
I primi contatti commerciali li ebbero con gli Arabi verso l'undicesimo secolo d.c., e con gli europei verso il quindicesimo sec. All'inizio del ventesimo secolo e fino alla prima guerra mondiale fu una colonia dei Tedeschi, e successivamente fino alla seconda guerra mondiale lo fu degli Inglesi e con loro si concluse il periodo coloniale.
Dal 1953 al 1985 il padre della patria Julius Nyerere restò come faro di queste popolazioni, egli lottò e condusse all'indipendenza la Tanzania nel 1962 costituendo la Repubblica Democratica della Tanzania.
Raccolse critiche per le sue politiche economiche, che non ebbero il successo che meritavano, ma egli riuscì a portare la Tanzania alla posizione attuale sullo scacchiere internazionale. Fu anche l'artefice della deposizione di Idi Amin Dada, e lottò contro l'apartheid in Sud-Africa, promosse una lingua comune (Ki-Swahili) parlata oggi anche oltre i confini della Tanzania e da 50 milioni di persone.
Questo paese ha una superficie tre volte l'Italia 943.000 kmq. Il suo territorio, che è molto vario è diviso tra una fascia costiera di pochi km, ed un altopiano centrale situato tra il braccio orientale ed occidentale della faglia geologica nota come Great Rift Valley. L’altezza media è compresa tra i 900 e i 1800 metri. Sul suo territorio vi sono il lago più esteso il Vittoria ed il più profondo il Tanganyika ed il monte più alto del continente Africano il Kilimanjaro. Il paese si trova appena sotto l'equatore, il suo clima è più fresco da giugno ad ottobre e più caldo da dicembre a marzo. Le temperature medie sono di 25°-29° sulla costa e di 20°-27° sulla terra ferma con due stagioni delle piogge da marzo a maggio, MASIHA (piogge lunghe) e da novembre ai primi di gennaio MWULI (piogge brevi). 12 parchi, 16 riserve, il Ngorongoro Conservation Area, 2 parchi marini, più altre riserve marine ne fanno un Paese davvero unico, e tutti questi luoghi meritano per le differenti caratteristiche di essere visitati. Ogni anno 3500 km quadrati di foreste sono disboscati a scopo agricolo o commerciale. L’80% della popolazione attiva si sostiene con l'agricoltura e questo settore contribuisce con il 50%del PIL nazionale. Caffè, te, cotone, anacardi, sisal, chiodi di garofano sono le principali materie coltivate per il commercio. Per la sussistenza sono importanti: riso, manioca, mais, miglio, banano da legume. La speranza di vita oggi è di 47,9 anni nel 2010 di 46 anni. Viene visitata da circa 300.000 turisti all'anno.
260 $ è il reddito medio pro-capite con forti discrepanze tra le aree rurali e quelle urbane.
Gli abitanti sono 33 milioni divisi in 120 gruppi tribali, Dar Es Saalam l'ex capitale ha ca. 4 milioni d’abitanti, Dodoma che è la capitale ne ha 200.000. Circa il 60 % della popolazione Tanzaniana è Cristiana, circa il 30% è Mussulmana ma concentrata in 4 distretti su 22 nel paese, concentrata soprattutto sulla costa e nell’arcipelago di Zanzibar. Vi è molta tolleranza dovuta a J. Nyerere il quale dopo l’indipendenza dichiarò che il nuovo governo non avrebbe tollerato alcuna discriminazione religiosa né di altro genere.
L’etnia Maasai dove abbiamo trovato condizioni molto favorevoli per la collaborazione ai progetti di sviluppo si trova nel distretto di Handeni uno dei sei distretti della regione Tanga situata nell’angolo compreso tra la costa che si affaccia sull’oceano Indiano ed il confine con il Kenya, nella zona orientale della Tanzania che si trova nella regione orientale dell’Africa Sub-Sahariana.
L’etnia dei Maasai si estende dalla fascia nilotica da ovest a est e comprende al suo interno, molte Tribu dai Fulani del Mali, ai Watussi, e ai Maasai in Tanzania e Kenya. I Maasai di Lengusero hanno conquistato la nostra fiducia, mostrandosi uniti da una struttura gerarchica sia nelle cariche di responsabilità della tribù, sia nella famiglia. Abbiamo radicato in noi, per esperienza la convinzione che se essi decidono di fare qualcosa, decidono tutti assieme e quindi riteniamo molto affidabile il loro impegno a collaborare. In questa riserva di 18.000 ettari, concessa dal governo per 99 anni, le condizioni di vita sono di forte difficoltà per assenza di acqua continuamente disponibile, la presenza di numerose mandrie di animali necessarie al sostentamento (c.a. 15.000 capi bovini e zebù). Le 150 famiglie attualmente presenti hanno dai 20 a oltre 200 capi di bestiame ognuna. La scolarità qui come nel resto del paese è: il 50% dei bambini in età da scuola non frequenta mai le lezioni, solo il 15 % di chi frequenta la scuola porta a termine le prime 7 classi delle primarie, di questi solo un 5% proseguirà con le secondarie e di questi solo un 3% sono ragazze.
Al fine di focalizzare gli interventi previsti nella presente proposta di progetto, nel corso del mese di Marzo 2006, è stato organizzato, in collaborazione un sopralluogo presso i Maasai di Lengusero volto a valutare la realtà agro-zootecnica locale e la disponibilità di mezzi tecnici.
Durante tale sopralluogo i tecnici incaricati, oltre a rendersi conto della situazione di estremo disagio e arretratezza in cui si trova l’agricoltura ed in modo specifico la zootecnia di questo paese, hanno d’altra parte rilevato la presenza di alcuni punti di forza che adeguatamente valorizzati potrebbero dare un contributo notevole all’allevamento Maasai. In particolare ci sono alcuni centri per l’incremento del potenziale zootecnico, nei quali sono attivi programmi nazionali per il miglioramento genetico sia di razze bovine Europee da latte (Frisona, Jersey, ecc) sia razze locali prevalentemente ad indirizzo carne quali Boran, Schival, Mpwapwa, Zebù, Red Sinahi, ecc.. Inoltre questi centri hanno manifestato la loro disponibilità a organizzare, per i Maasai di Lengusero, corsi di formazione per il rilascio di una abilitazione per l’esercizio dell’inseminazione artificiale dei bovini, oltre alla fornitura di materiale seminale (il cui costo è stimato in circa 1 dollaro a dose) e di bidoni per la sua conservazione.
E’ stato inoltre rilevato la necessità di intervenire sul processo di desertificazione del territorio legata principalmente alla monosuccessione della coltura del mais effettuata in aree strappate alla selva dopo aver tagliato e bruciato le essenze arboree.
Descrizione del progetto
Soggetti proponenti
Il progetto di sostegno alla zootecnia Maasai in Tanzania è proposto dall’Associazione di Volontariato Forafrica con sede a Strada in Chianti (FI), via Mazzuoli n°27 ( e-mail casa@forafrica.org) con il sostegno tecnico dell’Associazione interprovinciale degli Allevatori di Firenze e Prato con sede in Borgo San Lorenzo (FI) via Faentina n° 8.
Scopo e descrizione del progetto
Lo scopo del progetto proposto è quello di incrementare la produzione per capo di latte e carne della popolazione bovina Maasai, al fine di ridurre il numero di capi allevati e quindi la pressione delle mandrie allevate sul territorio, principale causa del processo di desertificazione in atto assieme alla monosuccessione della coltura di mais.
L’allevamento a Lengusero è condotto dai pastori Maasai senza selezione del bestiame in base alla produzione di latte o carne. Il primo obiettivo specifico che ci proponiamo è formare tre tecnici/allevatori Maasai che possano, con la nostra assistenza per i primi tre anni, promuovere un programma di selezione della popolazione locale bovina, in modo da aumentare l’attuale produzione media giornaliera pro-capite da 2 litri di latte ad almeno 4 litri e in modo da diminuire l’età di macellazione dei bovini da carne. La selezione del bestiame più produttivo verrebbe realizzata con metodi molto semplici, iniziando dalla identificazione degli animali e dai controlli funzionali sia per il latte che per la carne. Successivamente, individuati i soggetti più interessanti, potrà essere selezionato un primo gruppo di animali idonei all’inseminazione artificiale.
In tal senso, come evidenziato nell’introduzione, sono stati presi contatti con due centri genetici operanti in zona che hanno assicurato il loro supporto sia per l’organizzazione di corsi per il rilascio di una abilitazione per l’inseminazione artificiale (I.A.), sia per la fornitura di materiale seminale; è stato inoltre raggiunto un accordo con i capi famiglia di Lengusero per la realizzazione di gruppi di animali con una maggiore specializzazione produttiva (latte e carne) sui quali iniziare l’impiego in I.A. di tori provati sia da un punto di vista funzionale che sanitario.
Parallelamente occorrerà migliorare la gestione alimentare delle mandrie, mediante attuazione di nuove tecniche di gestione dei pascoli e di conservazione dei foraggi (sia di leguminose sia di graminacee) sia affienati che insilati. Durante il secondo e il terzo anno sono previste prove di trasemine sul mais e sui pascoli (almeno 10 ha) e di realizzazione di recinzioni verdi. La scelta e la definizione della tecnica o delle tecniche più appropriate di insilaggio e/o fienagione da applicare in zona sarà oggetto di approfondimento durante il secondo e il terzo anno del progetto.
I cambiamenti saranno introdotti inizialmente negli allevamenti di alcune famiglie, con l’assistenza dei tre tecnici allevatori formati in Italia; ci aspettiamo di operare in almeno 5 aziende, che di fatto diventeranno aziende dimostrative in grado di mostrare i risultati e diffondere le nuove tecniche alle altre del territorio, ed anche potranno creare proficui rapporti di collaborazione con i centri genetici della zona.
Con queste attività otterremo nel corso dei prossimi anni una consistente diminuzione della consistenza delle mandrie, contro un aumento della loro produzione in latte e carne. Come ipotesi se otteniamo solo 4 litri di latte da questi capi di bestiame, la consistenza di una mandria di 200 duecento capi potrebbe diminuire a 100 capi.
Per quanto concerne la produzione di carne un miglioramento genetico delle razze allevate oltre ad un miglioramento delle tecniche di alimentazione e gestione dei pascoli potrà consentire di poter macellare capi ad un’età di circa 30 mesi e con un peso morto di circa 150 kg (attualmente tale peso è raggiungibile solamente con capi macellati ad un’età di circa 3-4 anni).
La riduzione delle mandrie insistenti sull’area frenerà il processo di desertificazione di questo territorio, causato anche dalle migliaia d’animali alla ricerca del cibo e acqua (un capo di bestiame consuma giornalmente cibo ed acqua, anche se non produce). Sarà disponibile acqua in quantità maggiore per l’uso umano e/o per l’irrigazione delle coltivazioni che si potrebbero avviare.
Le mandrie così ridotte di numero richiedono meno persone per la loro gestione e sorveglianza; considerando che quest’ultima attività viene svolta prevalentemente da bambini e adolescenti, ci aspettiamo una ricaduta positiva anche per gli aspetti legati alla scolarizzazione.
Dagli incontri avuti con i capi famiglia di Maasai di Lengusero, svolti nel corso del soggiorno preparatorio alla stesura del presente progetto, è emerso che le performance produttive degli animali allevati sono peggiorate nel corso degli ultimi decenni anche a causa delle condizioni sanitarie delle mandrie allevate, legate alla sotto alimentazione, pertanto sarà necessario analizzare con maggior attenzione lo stato sanitario degli animali allevati ed implementare opportune misure di profilassi veterinaria. La realizzazione di questa attività sarà curata soprattutto dal nostro partner Dr. Camillo Duque, di Veterinari senza frontiere Italia, e da APA tramite propri collaboratori veterinari. Durante il periodo di formazione in Italia le materie sanitarie e i problemi specifici in Tanzania saranno oggetto di approfondimento sia teorico che pratico, a cura in particolare dell’Università e dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare.
Come già accennato, di primaria importanza risulta inoltre la necessità di migliorare la gestione alimentare dei gruppi di animali in relazione al loro stadio fisiologico. Ciò richiederà la suddivisione degli stessi in gruppi omogenei (vacche in lattazione, vacche in asciutta, animali in fase di accrescimento, ecc) oltre che una migliore gestione dei pascoli. A tale proposito sarà fondamentale realizzare sistemi di recinzione dei pascoli che, oltre a garantire la segregazione degli animali in aree confinate, consentano di migliorare la biodiversità ambientale, il microclima e svolgere funzione di barriere frangivento. Durante il secondo e terzo anno realizzeremo alcune recinzioni verdi, mediante l’inserimento nelle attuali recinzioni, poco efficaci, di piante grasse con processi spinosi, abbondantemente presenti sul territorio.
Visto le condizioni climatiche presenti nell’area di Lengusero (alte temperature, piogge intense ma limitate nel tempo, forte irraggiamento solare) è risultato prioritario mantenere nei pascoli un’adeguata alberatura che, oltre a garantire un riparo per gli animali dai raggi solari, protegga il suolo dagli agenti atmosferici contribuendo al mantenimento del microclima locale.
Il territorio di Lengusero è fortemente a rischio di desertificazione sia in ragione dell’elevata pressione ambientale esercitata dagli animali allevati, sia in ragione della coltivazione su vasta scala del mais, con grande impiego di manodopera, tagliando e bruciando vaste aree pascolive e di selva.
Per limitare i fenomeni di erosione e desertificazione è necessario garantire, nelle aree coltivate, una maggiore copertura vegetale nel corso dell’anno. Per questo motivo si è deciso di provare la trasemina di una leguminose foraggiera, quale il trifoglio, sul mais all’inizio della stagione delle grandi piogge, in modo da non creare condizioni di competizione idrica e nutrizionale con la coltura principale; anzi questa pratica consentirà di migliorare la dotazione di azoto e sostanza organica del terreno coltivato. Inoltre, dopo la raccolta del mais, garantirebbe una adeguata copertura del suolo prevenendo fenomeni di erosione e desertificazione dello stesso, oltre a fornire un foraggio di buona qualità per l’alimentazione del bestiame nel periodo di siccità.
Fasi del progetto
In seguito al sopralluogo effettuato nel Marzo 2006 da 2 nostri tecnici per prendere visione delle condizioni ambientali presenti sul territorio di Lengusero, e dopo un’attenta analisi che ha coinvolto i diretti interessati, il nostro gruppo di lavoro ha ritenuto opportuno articolare il progetto nel seguente modo:
1. Corso di formazione in pratiche di allevamento per tre tecnici/allevatori maasai da realizzarsi in una o più aziende del Mugello, allo scopo di trasferire alcune conoscenze tecniche, tenendo conto che i nostri allevamenti, per tradizione e per semplicità nella loro gestione possono essere dei riferimenti facilmente comprensibili anche da realtà così diverse come è l’allevamento maasai. Le analogie non sono poche: in provincia di Firenze gli allevamenti sono per lo più caratterizzate da piccole dimensioni, per il settore della carne è praticato molto l’allevamento di tipo semibrado e la conduzione è per lo più a livello famigliare. La durata del periodo di formazione è prevista di sei mesi, al termine dei quali i tre corsisti rientreranno in Tanzania e inizieranno a mettere in pratica, con la collaborazione di due nostri tecnici, ciò che ragionevolmente, di quanto appreso in Italia, potrà essere realizzato.
Durante la permanenza in Mugello i tre giovani maasai parteciperanno ai programmi formativi, didattici e di esercitazioni messi in atto dalla facoltà di Agraria, dall’Istituto per l’Oltremare e dal servizio veterinario. Inoltre sono previste alcune visite presso altre aziende zootecniche della regione, diverse per tipologia e organizzazione, e alcune visite alle manifestazioni di settore che si svolgeranno durante il periodo di permanenza.
I corsisti saranno ospitati presso aziende del Mugello socie dell’APA, che forniranno loro vitto e alloggio, o nel caso ciò non sia possibile, da agriturismo vicini alle aziende interessate dallo stage.
Con le aziende ospitanti sarà stipulata una specifica convenzione che preciserà il percorso formativo e le mansioni dei corsisti all’interno delle aziende; si provvederà anche alle coperture assicurative necessarie.
2. Prima missione di due tecnici con esperienza nella gestione di bovini da carne e da latte a Lengusero, durante la quale i due tecnici collaboreranno con i tre tecnici maasai nell’organizzazione delle prime fasi del progetto:
A- identificazione degli animali e controllo delle produzioni;
B - acquisto dell’occorrente per l’inseminazione artificiale, piano di accoppiamento e inizio della pratica di I.A.
3. Seconda visita di due tecnici, per:
A- continuare nelle azioni già iniziate e quindi valutare lo stato di avanzamento di queste e per realizzare eventuali variazioni di percorso che si rendessero necessarie;
B- valutare la condizione corporea delle mandrie nonché del loro stato sanitario;
C- realizzare incontri presso i centri per la selezione genetica e presso le strutture sanitarie locali per consolidare i rapporti di collaborazione iniziati durante la visita preliminare;
D- verificare i risultati ottenuti;
E- partecipare con i tre tecnici allevatori maasai ad incontri con la tribù di Lengusero e con altre tribù, sia nei loro territori che presso gli allevamenti “dimostrativi” dove sono stati realizzati i cambiamenti.
4. Terza e quarta visita, nel corso del 2008, di due tecnici e/o allevatori in particolare allo scopo di effettuare:
A-valutazione stato avanzamento del progetto;
B- prove di trasemina su mais ed eventualmente su pascoli di leguminose foraggiere idonee per tali ambienti;
C- realizzazione di sistemi di recinzioni utilizzando talee di piante grasse/spinose presenti nel territorio;
D- analisi dei risultati delle trasemine e delle recinzioni.
E- partecipare con i tre tecnici allevatori maasai ad incontri con la tribù di Lengusero e con altre tribù, sia nei loro territori che presso gli allevamenti “dimostrativi” dove sono stati realizzati i cambiamenti.
5. Quinta e sesta missione, nel corso del 2009, di due tecnici e/o allevatori in particolare per:
A- verificare quanto realizzato
B- consolidare le azioni già iniziate;
C- verificare il raggiungimento degli obiettivi specifici previsti
D- partecipare con i tre tecnici allevatori maasai ad incontri con la tribù di Lengusero e con altre tribù, sia nei loro territori che presso gli allevamenti “dimostrativi” dove sono stati realizzati i cambiamenti.
Divulgazione dei risultati
Nel corso dello svolgimento del progetto saranno realizzati incontri, a Lengusero e nelle zone vicine, con la tribù Maasai nostra partner e con altre tribù, durante i quali i tecnici allevatori Maasai e i nostri tecnici illustreranno e mostreranno i nuovi metodi e i risultati ottenuti.
Come già detto, la struttura sociale delle tribù si mostra molto solida e gli impegni presi in quella sede sono affidabili.
La diffusione degli effetti dell’intervento si basa inoltre sul coinvolgimento delle strutture locali di assistenza tecnica per l’inseminazione artificiale e per la profilassi veterinaria. Queste strutture potranno presentare le esperienze realizzate nell’ambito del progetto ad altri allevatori della zona. A questo scopo verranno definite con le suddette strutture locali, le modalità operative di collaborazione e la relativa organizzazione degli incontri informativi e dimostrativi per gli allevatori locali.
La collaborazione con le locali strutture di assistenza tecnica per la diffusione dei risultati ottenuti nelle cinque aziende dimostrative è ritenuta essere una delle componenti principali del progetto, che si pone l’obiettivo di migliorare l’efficienza della zootecnia locale mediante la valorizzazione delle risorse e delle potenzialità esistenti
Conclusioni
Durante la definizione del progetto abbiamo avuto un incontro con gli Allevatori del Mugello e alcuni dei partners. E’ emerso tra l’altro quanto sia importante ed urgente un intervento di questo tipo, perché se sopraggiungessero più stagioni di siccità la sopravvivenza di queste popolazioni sarebbe fortemente a rischio poichè questa eventualità potrebbe favorire una tragica carestia. Alla luce delle nostre esperienze questo è il progetto, fra quelli cui stiamo lavorando, a cui occorre prestare le attenzioni più immediate: infatti per questa popolazione un’inversione di tendenza nelle pratiche dell’allevamento è d’importanza vitale.